Evaristo BASCHENIS
Evaristo Baschenis, o Guarisco (Bergamo, 7 dicembre 1617 – Bergamo, 16 marzo 1677), è stato un pittore italiano. Evaristo-Guarisco Baschenis prese gli ordini sacerdotali nel 1643, dopo che aveva perso sia il padre che due fratelli a causa della peste nel 1630 e aver diviso le proprietà con l'unico fratello rimasto nel 1639, come risulta da alcuni documenti che lo riguardano e in cui è spesso nominato con l'appellativo di "Prevarisco" (contrazione di "prete" e "Guarisco").[10] La privilegiata condizione di ecclesiastico gli permise di viaggiare e di esercitare l'attività artistica con una certa libertà e disponibilità di tempo.
Evaristo Baschenis si applicò quasi esclusivamente al genere della Natura morta, ritraendo raffinati insiemi di strumenti musicali, spesso velati da un sottile strato di polvere, o interni di Cucina con ogni tipo di cibarie, selvaggina e uccellagione della terra lombarda . L'interesse per gli strumenti musicali è dovuto anche al fatto che Baschenis conosceva la musica, come dimostra il suo unico autoritratto (Trittico Agliardi) in cui si è raffigurato nell'atto di suonare una spinetta. Del resto la pratica musicale, associata alla poesia, alla letteratura e allo studio della storia, era pratica assai diffusa a quel tempo nelle famiglie nobili bergamasche.
Baschenis conquistò presto un'ottima fama oltre le mura cittadine, come rivela una lettera encomiastica scritta nel 1675 da Antonio Lupis, che attesta l'avvenuto apprezzamento della sua arte a Roma, Firenze, Venezia e Torino.
Intorno agli anni cinquanta del Seicento, il pittore si legò d'amicizia con il pittore-sacerdote gesuita Jacques Courtois, detto il Borgognone delle Battaglie che si trovava per motivi di lavoro nella città lombarda, con il quale intrattenne per lunghi anni rapporti epistolari e professionali. Baschenis dipinse anche alcune copie delle sue celebri Battaglie, richiestissime dai collezionisti del tempo.
Il lavoro più prestigioso e impegnativo di Baschenis è il ciclo (1675) di otto tele per la biblioteca del monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia, di cui si conserva un solo esemplare presso le Gallerie dell'Accademia di Venezia.


